Corrado Canepa: SYNTHESEIS – otto situazioni sonore, ideate e realizzate nel 1979/80 Scheda tratta dalle NOTE DI SALA per il concerto di Genova, 22-9-1982, integrate con presentazione originale del 1980

Syntheseis significa, etimologicamente, “combinazioni, miscugli”, o, più semplicemente, “composizioni”. In esse troviamo l’accostamento dei più antichi strumenti tradizionali – voce, flauto di Pan, tamburo, xilofono, affidati principalmente a Cristina Rossi – con rumori tratti da materiali ed oggetti del nostro tempo – tubi di plastica, polistirolo, lamiere, apparecchi telefonici – e con suoni di sintesi elettronica.

Il tutto è poi elaborato elettronicamente, utilizzando un numero di apparecchiature veramente ridotto ai minimi termini, ma sfruttato al massimo della sua potenzialità.
È stata fatta una particolare ricerca anche nella spazializzazione del suono stereofonico, che entra direttamente a far parte della composizione.

Ogni minuto di prodotto finale costò almeno 10 ore di lavoro – 400 totali, nell’arco di un anno.

Odisseo

Dedicato alla figura del mitico eroe omerico, Odisseo nasce dall’elaborazione elettronica di quattro sorgenti sonore: voce (femminile e maschile), flauto dolce, suoneria elettrica e generatori elettronici. La ricerca compositiva è volta a creare un’atmosfera estremamente dinamica, sia in senso timbrico – intersezione pseudo-casuale di più voci – sia ritmico – intersezione di più ritmi – sia spaziale; dinamicità., però, equilibrata da un senso statico, prodotto da un gioco di simmetrie strutturali: il risultato è percepibile come un continuo movimento, un continuo divenire di una massa sonora mutevole, ma fondamentalmente identica a se stessa.

Tale dialettica sonora, in effetti, può suggerire l’idea del viaggio per mare, l’antico tema del viaggio avventuroso, dell’inquieta ricerca dell’ignoto, del misterioso… l’accostamento con Ulisse non è casuale. Scelta, peraltro, coerente con l’intento programmatico di accostare antico e moderno, che sarà ripresa, con esiti diversi, nel Ritorno di Odisseo: quasi una continuazione ideale della vicenda qui cominciata.

Galleria del vento

Giocato sull’antitesi tra l’aggressiva ossessività di un continuum di rumori creati dall’attrito, con l’aria e con altri oggetti, di materiali quali legno e plastica, questo brano è l’unico della serie a non utilizzare alcun suono generato elettronicamente. C’è invece un’elaborazione del rumore e del canto, ottenuta, come il solito, mediante filtraggi e sovrapposizioni, ma soprattutto mediante una ricerca sulle possibilità offerte dall’uso dell’effetto Eco.

Sintesi di voci

impiega tutte le sorgenti sonore utilizzate in questa raccolta: strumenti convenzionali – voci umane, xilofono, tamburo – vari oggetti – telefono, sia come generatore di suono che come filtro per la voce; tubi metallici, suonerie di orologi a pendolo – oscillatori elettronici e persino un piccolo metronomo elettronico, costruito per l’occasione, il cui suono, variamente elaborato, costituisce una specie di filo conduttore nella struttura compositiva, segmentabile in episodi la cui continuità discorsiva è appunto affidata all’elemento ritmico.

Un interesse particolare meritano le voci umane: portato alle estreme conseguenze, l’uso della voce come strumento diventa qui uso della voce come rumore: il coro, maschile e femminile, diventa effetto assemblea: le voci, di volta in volta, intrecciano conversazioni, ridono, tossiscono, parlano al telefono, declamano versi; e, confusa con le voci umane, c’è anche la voce artificiale, sintetizzata elettronicamente, la cui identificazione è resa, a tratti, più difficile, quando gioca e si fonde con l’altra voce, anch’essa del resto elettronicamente deformata; a tratti, invece, più scoperta, quando emerge in primo piano a denunciare la finzione.

Una specie di caricatura, con intento ironico: tutto il brano è concepito con un gusto semi- serio, ironico e autoironico. Quasi una meditazione sulle contraddizioni storiche di questo XX secolo, così entusiasta di fronte al progresso, esaltato dalle conquiste tecnologiche, ma avvilito e sconfitto da guerre mondiali, contrasti sociali, incapacità, alla fine, di risolvere i problemi fondamentali della sopravvivenza. È facile confrontare queste considerazioni con l’atmosfera del brano, ora euforica, al limite del grottesco, ora improvvisamente drammatica. E la conclusione, lascia il discorso problematicamente sospeso.

Ritorno di Odisseo, ovvero Vetrocemento

si articola in due parti, che, come già accennato, costituiscono con Odisseo una sorta di trilogia: essa riprende i due temi dominanti dell’Odissea, quello dell’avventura e quello del ritorno in patria, ma quest’ultimo con esito ben più drammatico rispetto alla tradizione antica. Come in Odisseo lo spirito era dinamico ed essenzialmente positivo, qui, alla prima parte del Ritorno, potremmo associare il motivo della nostalgia, della pausa meditativa dedicata al ricordo. Ma la sonorità straziante della parte II ci porta ben lontano dall’ottimismo di Odisseo; fa piuttosto pensare che un inaspettato risvolto tragico concluda la vicenda: è un mondo inumano, artificiale, alienante quello che attende Ulisse al suo ritorno, una realtà a lui incomprensibile, dove mai potrà trovare un’identità; un mondo di vetrocemento, ben diverso da quello, magari ostile, ma pur sempre “a misura d’uomo” che egli aveva imparato a conoscere.

Il materiale sonoro della prima parte è costituito dall’elaborazione di rumori ricavati da lastre metalliche, polistirolo espanso e cavi elettrici, integrati da xilofono e sintetizzatore; verso la fine, si uniscono ad essi tre voci femminili che recitano, sussurrandoli in una dimensione quasi onirica, versi tratti dai libri V e XII dell’Odissea di Omero (in versione letterale dal greco).

C’è da notare che la simultaneità delle tre diverse letture rende volutamente impossibile una comprensione letterale del testo, del quale non si colgono che parole sparse: senza affrontare ora complessi problemi semantico/strutturali, basterà l’esempio di Parole e Codici (l’ultimo brano di Syntheseis) a dimostrare quanta importanza abbia questa tecnica di sovrapposizione del parlato, nella ricerca espressiva dell’autore.

Il materiale scelto per la parte seconda, invece, è costituito quasi totalmente da suoni ricavati dal rapido riavvolgimento del nastro su cui è inciso appunto “Odisseo”, il primo brano di Syntheseis.
Al di là del facile gioco di parole (ritorno di Odisseo), l’operazione è ricca di significati: il materiale di Odisseo, così rielaborato, è senz’altro un materiale nuovo, del quale non possiamo più avvertire la struttura originaria, e certamente attinge una drammaticità che nell’originale Odisseo è sconosciuta. Due esiti diversi, quindi, dalla stessa materia prima; due esperienze diverse dello stesso protagonista, Ulisse.

Ritorno di Odisseo è stato premiato, nel 1981, al III Concorso Internazionale di Composizione Elettroacustica “Luigi Russolo”.

Parole e Codici – sei testi per dodici voci
Il brano è basato su sei testi in lingua italiana, che ne spiegano la struttura, le tecniche compositive, gli intenti e rappresentano un po’ il manifesto poetico dell’intera raccolta.
Il progetto è matematicamente rigoroso: è definito il numero (12) e il tipo delle voci, per ognuna delle quali sono stabilite non solo le parole da pronunciare, ma anche la durata e l’intensità sonora di ogni messaggio – costanti per tutto il brano – e soprattutto, l’altezza dell’intonazione di ogni voce, che, invece, varia nel tempo, in funzione di due variabili f=f(ti,n), dove ti = intervallo discreto di tempo, n = numero ordinale della voce.
Anche se non è precisata la scansione temporale delle sillabe, sono previste velocità di lettura tali da ottenere una simultaneità di conclusione di tutti i testi.
Un gusto finemente ironico, con intento maieutico, caratterizza quest’operazione: l’ascoltatore si trova di fronte a due aspetti, in apparente antinomia: da una parte, il rigore formale, dei messaggi verbali e del progetto sonoro che essi strutturalmente definiscono nei minimi dettagli; dall’altra parte, la lucida razionalità dei sei discorsi è vanificata dall’impossibilità di comprenderli, giacché tutti e sei i testi sono letti contemporaneamente da dodici voci, miscelate in un amalgama dove le parole s’intrecciano e si confondono.
Nel corso del brano, poi, la volontà di non-comunicazione di significati letterali si fa ancor più palese, quando all’espressione verbale si sostituisce quella in codice Morse e, più tardi, quando si assiste allo stravolgimento fonetico delle voci già ascoltate, per opera dell’inversione del senso di lettura del nastro su cui sono incise.
Si evidenzia allora uno dei principali intenti di questo brano: costituire per chi lo ascolta un evento eminentemente musicale, che, come tale, si sottrae alla semanticità definita, univoca del linguaggio parlato, di quello tecnico, di quello scientifico. Il brano poggia appunto sulla consapevolezza dello stretto legame dialettico tra l’espressività del discorso musicale e la sua dimensione sintattica.